“Siamo piccoli, a noi chi ci attacca?” È la frase che sentiamo prima. Quella che sentiamo dopo è: “hanno criptato tutto, cosa facciamo?”. In mezzo, quasi sempre, c’è stata un’email aperta di fretta da qualcuno che non poteva sapere.
Gli attacchi alle piccole imprese non sono mirati: sono automatici. Nessuno ha scelto la tua azienda — un programma ha trovato una porta aperta, come farebbe con diecimila altre. Ed è una buona notizia, perché significa che bastano poche misure fatte bene per uscire dal mucchio.

Le cinque cose che contano
- Un antivirus gestito, non uno installato e dimenticato: qualcuno deve guardare gli allarmi e intervenire quando scattano. Un allarme che nessuno legge non serve a niente.
- Backup che reggono a un attacco: copie fuori sede e non modificabili, perché il ransomware di oggi prima cancella i backup e poi cripta. Come li impostiamo.
- Posta elettronica protetta: è da lì che entra la stragrande maggioranza degli attacchi. Filtri seri, dominio configurato (SPF, DKIM, DMARC) e verifica in due passaggi sulle caselle.
- Aggiornamenti costanti su computer e apparati. Le vulnerabilità sfruttate negli attacchi reali sono quasi sempre vecchie e già corrette: manca chi installa le correzioni.
- Le persone. La difesa più economica e la più trascurata: mezza giornata per riconoscere una email falsa vale più di molti software.
Due attacchi che vediamo ogni mese
Il cambio di IBAN. Qualcuno legge per settimane la corrispondenza tra te e un fornitore — spesso grazie a un inoltro nascosto su una casella violata — e al momento giusto manda la fattura con il proprio conto corrente. Sembra tutto normale, perché il contesto è vero. Si difende con una procedura, non con un antivirus: ogni cambio di coordinate si verifica con una telefonata a un numero che avevi già.
Il ransomware del venerdì sera. Parte quando in ufficio non c’è nessuno, così ha il weekend per lavorare. Il lunedì l’azienda è ferma. Chi ha backup non raggiungibili dalla rete riparte in ore; chi ha il disco esterno collegato al server riparte da zero.
Come lavoriamo
Partiamo sempre da una fotografia della situazione attuale: cosa c’è, cosa manca, cosa è esposto. Poi si interviene per priorità — prima le cose che fermerebbero l’azienda, poi il resto. Tutto gestito da remoto, con controllo quotidiano e un referente unico da chiamare quando succede qualcosa.
Seguiamo piccole imprese, studi professionali e amministrazioni condominiali in tutta Italia: il lavoro si fa a distanza e i tempi di risposta non dipendono da dove sei.
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